Le cozze confezionate che troviamo al supermercato nascondono un problema spesso ignorato: le etichette nutrizionali raramente specificano se il sodio dichiarato è quello naturalmente presente nei molluschi o deriva da aggiunte durante la lavorazione industriale. Per chi monitora l’apporto di sale nella dieta, questa ambiguità rende difficile fare scelte consapevoli e può compromettere il controllo del sodio giornaliero, specialmente per chi soffre di ipertensione o segue regimi alimentari controllati.
Perché le cozze contengono sodio naturalmente
Le cozze sono organismi filtratori che vivono in acqua di mare, assorbendo naturalmente sali minerali tra cui sodio e cloruro. Questo significa che anche i molluschi freschi, senza alcun trattamento, contengono quantità significative di sodio. Il problema nasce quando sulle confezioni non viene fatta distinzione tra questo sodio naturale e quello eventualmente aggiunto durante la cottura a vapore, la conservazione in salamoia o altri processi industriali.
Dati ufficiali indicano che le cozze fresche cotte contengono sodio in media tra 250 e 350 mg per 100 grammi di parte edibile. Questo valore può servire come riferimento per capire quanto sale è stato aggiunto: se sulla confezione troviamo valori molto superiori, è probabile che ci siano state aggiunte durante la lavorazione.
Cosa dicono davvero le etichette
La normativa europea sull’etichettatura nutrizionale obbliga i produttori a indicare il contenuto di sale nella tabella nutrizionale, espresso come sale totale derivato dal sodio. Tuttavia non impone di specificare quanta parte di questo sale sia naturale e quanta aggiunta. Questa zona grigia lascia i consumatori senza strumenti adeguati per distinguere tra le due fonti di sodio.
Quando leggiamo sulla confezione un valore come “0,4 g di sale per 100 g”, non sappiamo quanto corrisponda al contenuto naturale del mollusco e quanto a eventuali aggiunte. La normativa prevede inoltre che il sale sia espresso moltiplicando il sodio per 2,5, un calcolo che spesso confonde ulteriormente chi cerca informazioni chiare.
Le diverse tipologie di cozze confezionate
Il mercato offre vari formati di cozze confezionate, ognuno con caratteristiche che influenzano il contenuto finale di sale. Le cozze al naturale in vaschetta sono spesso precotte a vapore e possono essere accompagnate da liquidi di governo che in alcuni casi includono sale aggiunto, come indicato nella lista ingredienti. Le cozze surgelate possono essere confezionate senza aggiunte oppure trattate con soluzioni salate durante la lavorazione, mentre le cozze sgusciate in atmosfera modificata vengono talvolta immerse in liquidi di conservazione contenenti sale.

Le cozze in salamoia o marinatura presentano naturalmente aggiunte significative di sale e condimenti, dato che la salamoia è per definizione una soluzione acquosa ad alta concentrazione di cloruro di sodio. Per tutte queste categorie l’etichetta riporta il tenore di sale, ma raramente distingue la quota naturale da quella aggiunta.
Come interpretare i numeri sulla confezione
Per orientarsi tra i valori nutrizionali è utile confrontare il sale dichiarato con quello naturalmente presente. Considerando che 400 mg di sodio corrispondono a circa 1 grammo di sale, valori nettamente superiori all’intervallo naturale di 250-350 mg di sodio per 100 grammi suggeriscono aggiunte durante la lavorazione.
Un’ulteriore complicazione deriva dal fatto che alcuni prodotti contengono esaltatori di sapidità , conservanti o additivi come glutammato monosodico, citrati o acetati di sodio, che contribuiscono all’apporto totale ma non sempre sono evidenti nella tabella nutrizionale. Anche la presenza di liquido di governo può alterare i valori: se il liquido non è destinato al consumo, la normativa prevede l’indicazione del peso sgocciolato, ma raramente viene fornita una doppia tabella nutrizionale.
Cosa verificare prima dell’acquisto
Davanti allo scaffale refrigerato è fondamentale esaminare l’elenco ingredienti per verificare se compare sale aggiunto o altri ingredienti che contribuiscono al sodio. Controllare se il prodotto è conservato in liquido e se questo rientra nel peso dichiarato può fare la differenza. Per i prodotti in salamoia, alcune indicazioni d’uso suggeriscono il risciacquo prima del consumo proprio per ridurre l’eccesso di sale.
I produttori più attenti alla trasparenza possono, su base volontaria, specificare l’eventuale utilizzo di salamoie o soluzioni salate e chiarire se i valori nutrizionali si riferiscono al prodotto sgocciolato. Tuttavia questa pratica rimane ancora poco diffusa, lasciando ai consumatori l’onere di interpretare informazioni incomplete.
Verso una maggiore trasparenza
Come consumatori abbiamo diritto a un’informazione corretta e non ingannevole. Leggere con attenzione non solo la tabella nutrizionale ma anche l’elenco ingredienti e le modalità di preparazione consigliate può aiutarci a gestire meglio l’apporto di sale. Dedicare qualche minuto in più all’esame critico dell’etichetta quando acquistiamo cozze confezionate può fare la differenza per la nostra salute e, su larga scala, spingere il mercato verso una maggiore chiarezza delle informazioni nutrizionali.
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