Quando acquistiamo uno yogurt alla frutta in offerta all’interno di una confezione multi-pack, raramente ci soffermiamo a verificare un dettaglio che potrebbe cambiare completamente la percezione della convenienza: il peso effettivo di ogni singolo vasetto. Questa distrazione, apparentemente innocua, si inserisce in un insieme di pratiche di shrinkflation, ossia la riduzione della quantità a parità di prezzo, che negli ultimi anni è stato documentato in vari prodotti alimentari confezionati dalle autorità di vigilanza sui prezzi e da associazioni dei consumatori.
Il fenomeno nascosto dietro le confezioni multiple
Le confezioni multi-pack di yogurt alla frutta attraggono immediatamente l’attenzione con cartelli colorati che promettono risparmi significativi. Il problema sorge quando confrontiamo il contenuto reale: molti vasetti contenuti in queste promozioni pesano 100 o 110 grammi anziché i 120-125 grammi delle confezioni standard più diffuse sul mercato italiano. La differenza sembra minima, ma comporta una riduzione della quantità di prodotto fino a circa il 20% per vasetto.
Questa pratica rientra tra le modalità con cui la shrinkflation si manifesta nel largo consumo alimentare: il prezzo per confezione può restare simile o calare lievemente, mentre la quantità complessiva diminuisce, con un aumento del costo per chilogrammo. Questo fenomeno è stato descritto in letteratura economica e nelle analisi sui comportamenti di prezzo nella grande distribuzione, che evidenziano come i consumatori tendano a concentrarsi sul prezzo totale più che sulla quantità unitaria o sul prezzo al chilo.
Tecnicamente le informazioni sono presenti sull’etichetta, ma la loro evidenza risulta spesso inferiore rispetto ai messaggi promozionali che dominano il packaging. Il risultato è un acquisto guidato dall’emozione della convenienza piuttosto che dall’analisi razionale del rapporto qualità -prezzo effettivo, dinamica ampiamente descritta dagli studi di economia comportamentale sui price cues e sulla tendenza a semplificare le informazioni di prezzo.
Come riconoscere le porzioni ridotte mascherate
La prima strategia difensiva consiste nell’identificare gli indizi visivi che potrebbero segnalare una riduzione non immediatamente evidente. La dicitura del peso netto per vasetto, spesso stampata in caratteri ridotti sul retro della confezione, rappresenta il primo elemento da verificare: in ambito europeo, il peso netto è obbligatorio in etichetta ai sensi del Regolamento UE n. 1169/2011 sull’informazione ai consumatori.
Un altro aspetto da valutare riguarda il confronto diretto con le dimensioni dei vasetti venduti singolarmente o in confezioni non promozionali. L’altezza del vasetto, nelle versioni ridotte, risulta leggermente inferiore pur mantenendo lo stesso diametro: una delle modalità tipiche con cui la shrinkflation viene resa poco evidente. Il parametro più affidabile rimane però il prezzo al chilogrammo, la cosiddetta indicazione del prezzo per unità di misura, la cui esposizione è obbligatoria nella vendita al dettaglio in ambito europeo proprio per consentire confronti tra formati diversi.
Il prezzo al chilo: l’unico parametro affidabile
Questo dato rappresenta lo strumento più potente nelle mani del consumatore informato. Mentre il prezzo complessivo della confezione può sembrare allettante, il costo per chilogrammo permette di confrontare in modo oggettivo formati e marche diverse, come sottolineato dalle linee guida europee sul price display che indicano il prezzo per unità di misura come riferimento principale per un confronto corretto.
Non di rado, yogurt venduti in apparenti super-offerte mostrano un prezzo al chilo superiore rispetto alle confezioni tradizionali acquistate in periodi di promozione su formati standard. Questo tipo di distorsione è coerente con quanto riportato negli studi di marketing sui bundle promozionali, in cui il formato multiplo non garantisce automaticamente un vantaggio economico rispetto al singolo.
L’impatto psicologico delle strategie di confezionamento
Numerosi studi di marketing e psicologia dei consumi mostrano che il modo in cui un prodotto è confezionato influenza in modo significativo la percezione di convenienza, quantità e valore, attivando scorciatoie mentali che riducono l’analisi razionale del prezzo unitario. Ricerche sulla size perception e sull’unit bias hanno evidenziato che il cervello tende a considerare giusto o conveniente ciò che appare come un’unità completa o un pacchetto multiplo, indipendentemente dalla quantità effettiva contenuta.

Le confezioni multiple attivano meccanismi cognitivi legati alla percezione dell’abbondanza e del risparmio, oscurando la capacità di analisi critica. Studi di neuroscienze del consumo hanno documentato, tramite misure di attività cerebrale in neuroimaging funzionale, che elementi visivi come multipli pezzi, colori accesi e claim di sconto attivano aree associate alla ricompensa e alla valutazione emotiva prima che intervenga un’analisi numerica accurata del prezzo per unità .
Questa manipolazione percettiva si amplifica attraverso l’uso strategico di colori accesi, bollini promozionali e disposizioni privilegiate sugli scaffali all’altezza degli occhi. La letteratura sul retail design e sul cosiddetto shelf placement effect mostra che i prodotti posizionati all’altezza degli occhi ottengono maggiore attenzione e probabilità di acquisto rispetto a quelli collocati più in basso o più in alto.
Le conseguenze economiche reali sul bilancio familiare
Consideriamo un esempio pratico per quantificare l’impatto economico. Una famiglia che consuma otto yogurt settimanali, acquistando sistematicamente confezioni multi-pack con vasetti da 100 grammi anziché 125 grammi, si ritrova ad acquistare il 20% di prodotto in meno per ciascun vasetto. In un anno, a parità di numero di vasetti, significa consumare 416 vasetti, equivalenti a 41,6 kg di yogurt con vasetti da 100 g contro 52 kg se fossero da 125 g: una differenza di 10,4 kg, pari appunto a circa il 20% di prodotto mancante su base annua.
Ancora più rilevante è il fatto che questa riduzione non viene necessariamente compensata da un proporzionale abbassamento del prezzo. Analisi sui fenomeni di shrinkflation nel settore alimentare mostrano che molto spesso la riduzione di peso avviene con un prezzo per unità di misura uguale o più alto rispetto al formato precedente, con il risultato che il vantaggio economico si concentra sul produttore e sul distributore, mentre il consumatore fatica a percepire l’aumento del costo effettivo.
Strumenti pratici per acquisti consapevoli
Sviluppare un approccio metodico agli acquisti di yogurt e latticini freschi richiede pochi accorgimenti ma costanti. Portare con sé una piccola calcolatrice o utilizzare quella dello smartphone per verificare rapidamente i prezzi al chilo, soprattutto quando i formati hanno grammature diverse, rappresenta il primo passo. Altrettanto utile risulta conservare mentalmente o fotografare i prezzi e le grammature delle confezioni standard abituali, per avere immediatamente un termine di paragone quando ci si trova davanti a un multi-pack in promozione.
Vale la pena diffidare delle promozioni che in etichetta frontale evidenziano solo il numero di vasetti e il prezzo complessivo, senza riportare in modo chiaro il peso netto di ciascun vasetto. Leggere sistematicamente le informazioni obbligatorie in etichetta come peso netto, numero di porzioni e prezzo al chilo permette un confronto oggettivo tra prodotti e formati.
La responsabilità condivisa nella trasparenza
Sebbene la legislazione europea imponga l’indicazione chiara del peso netto e del prezzo per unità di misura, esistono margini di miglioramento significativi nella modalità di presentazione di queste informazioni sul fronte delle confezioni e nei materiali promozionali. Studi su etichettatura e consumer understanding mostrano che una grafica poco leggibile o informazioni quantitative relegate in aree marginali riducono drasticamente la comprensibilità reale da parte del consumatore medio.
Una maggiore standardizzazione delle porzioni e una comunicazione promozionale che evidenzi in modo chiaro peso e prezzo al chilo rappresenterebbero passi avanti concreti verso un mercato più equilibrato, dove la concorrenza si gioca su qualità , composizione nutrizionale e prezzo effettivo piuttosto che su strategie di confezionamento difficili da decodificare.
L’arma più efficace rimane la consapevolezza individuale, principio ribadito dalle principali campagne di educazione al consumo promosse da autorità pubbliche e associazioni dei consumatori. Ogni acquisto informato rappresenta di fatto un voto verso pratiche commerciali più trasparenti, inviando al mercato un segnale chiaro: i consumatori attenti non si lasciano guidare solo dalle dimensioni apparenti della confezione o dal cartello promozionale, ma valutano con precisione cosa effettivamente mettono nel carrello e quanto realmente costa per unità di prodotto.
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