Perché tuo figlio resta bloccato davanti alle scelte importanti: l’errore che probabilmente hai fatto senza saperlo

Quando un figlio cresce e diventa un giovane adulto, molti padri si trovano di fronte a una sfida inaspettata: come aiutare qualcuno che sembra paralizzato dall’insicurezza, incapace di prendere decisioni che determineranno il suo futuro? La sensazione di impotenza che provano questi papà è reale e frustrante. Vorresti scuotere tuo figlio, dirgli quanto vale, ma ogni tentativo sembra rimbalzare contro un muro invisibile fatto di paure e dubbi. Il rischio è duplice: da una parte intervenire troppo, sostituendosi nelle scelte e perpetuando la dipendenza; dall’altra ritirarsi frustrati, lasciando il giovane ancora più solo con le sue incertezze.

Il paradosso della protezione: quando l’amore diventa ostacolo

Uno dei fattori che minano maggiormente l’autostima dei giovani adulti è l’eccesso di protezione genitoriale durante l’adolescenza e l’infanzia, come un coinvolgimento eccessivo che impedisce lo sviluppo dell’autonomia. Quando un genitore ha sempre risolto i problemi al posto del figlio, quest’ultimo non ha sviluppato quella che gli psicologi chiamano self-efficacy, ovvero la convinzione di poter influenzare gli eventi della propria vita attraverso le proprie azioni, concetto introdotto dallo psicologo Albert Bandura.

Ma attenzione: questo non significa che tu abbia sbagliato tutto come genitore. Significa semplicemente che ora è il momento di modificare l’approccio. La buona notizia è che l’autostima e la capacità decisionale possono essere sviluppate a qualsiasi età, ma richiedono una strategia diversa rispetto a quella usata con un bambino o un adolescente.

Smettere di salvare, iniziare a testimoniare

Il primo passo concreto è uno dei più difficili per un padre: resistere all’impulso di fornire soluzioni immediate. Quando tuo figlio viene da te paralizzato dall’indecisione su quale lavoro accettare o se lasciare una relazione, il tuo istinto probabilmente ti urla di dirgli cosa fare. Invece, prova questo: diventa un testimone delle sue riflessioni, non il giudice delle sue scelte.

Nella pratica, significa fare domande invece di dare risposte. “Cosa temi che possa succedere se scegli questa strada?” oppure “Quale opzione ti fa sentire più vivo, anche se ti spaventa?”. La psicologia cognitivo-comportamentale ha dimostrato che verbalizzare i propri dubbi con un ascoltatore empatico riduce l’ansia decisionale, con studi che evidenziano effetti significativi su ansia e ruminazione attraverso il supporto espressivo.

La tecnica del fallimento simulato

Un approccio sorprendentemente efficace, utilizzato nei percorsi di coaching professionale e in terapia cognitivo-comportamentale, è quello che potremmo chiamare “pre-mortem decisionale”. Chiedi a tuo figlio di immaginare che abbia già preso una decisione e che questa si sia rivelata sbagliata. Poi chiedigli: “Cosa faresti per rimediare? Come ti riprenderesti?”. Questo esercizio serve a due scopi fondamentali: dimostra che ogni errore è recuperabile e che lui ha già dentro di sé le risorse per affrontare le conseguenze delle sue scelte.

Condividere le proprie fragilità: il potere della vulnerabilità paterna

Uno degli strumenti più potenti che un padre può utilizzare, ma spesso il meno sfruttato, è la condivisione delle proprie esperienze di insicurezza. Non le tue vittorie, ma le tue paure. I giovani adulti con bassa autostima idealizzano spesso le figure genitoriali, creando uno standard irraggiungibile che amplifica il loro senso di inadeguatezza.

Racconta a tuo figlio di quella volta che hai quasi rinunciato a un’opportunità per paura, di quel lavoro che hai tenuto troppo a lungo perché ti terrorizzava cambiare, di quella relazione in cui sei rimasto per insicurezza. La ricerca psicologica ha evidenziato che l’esposizione alle vulnerabilità dei modelli di riferimento aumenta la resilienza e l’autostima nei giovani attraverso processi di modellamento sociale.

Creare vittorie incrementali: la strategia del primo passo

L’indecisione cronica spesso nasce dalla percezione che ogni scelta sia definitiva e irreversibile. Per contrastare questa paralisi, aiuta tuo figlio a scomporre le grandi decisioni in micro-azioni sperimentali.

  • Non sa quale carriera intraprendere? Suggerisci un colloquio informativo con un professionista del settore, senza impegno
  • È indeciso su una relazione? Proponi un periodo di riflessione definito invece della scelta drastica immediata
  • Tentenna sull’autonomia abitativa? Potreste concordare un weekend al mese in cui gestisce completamente le sue faccende come “allenamento”

Ogni piccola azione completata costruisce quella che viene chiamata “mastery experience”, l’esperienza diretta di competenza che è il fondamento più solido dell’autostima.

Il linguaggio che costruisce o distrugge la fiducia

Fai attenzione a come parli a tuo figlio delle sue difficoltà. Frasi come “Devi solo avere più fiducia in te stesso” o “Smetti di essere così insicuro” non solo sono inutili, ma controproducenti. Secondo la teoria dell’etichettamento in psicologia sociale, quando definiamo ripetutamente qualcuno in un certo modo, quella persona tende a conformarsi all’etichetta.

Prova invece a riconoscere lo sforzo nel processo decisionale: “Vedo che stai valutando attentamente le opzioni, questo richiede coraggio” oppure “È intelligente prendersi il tempo necessario per scelte importanti”. Questo approccio, chiamato mentalità di crescita dalla psicologa Carol Dweck, valorizza il processo invece del risultato, costruendo gradualmente una nuova narrativa personale.

Qual è il tuo più grande ostacolo nel prendere decisioni importanti?
La paura di sbagliare
Il giudizio degli altri
Non sapere cosa voglio davvero
Troppe opzioni mi paralizzano
La mancanza di sicurezza economica

Quando chiedere aiuto professionale

A volte, l’insicurezza di un giovane adulto nasconde problematiche più profonde: disturbi d’ansia, depressione, traumi non elaborati. Se tuo figlio mostra segni di isolamento sociale prolungato, rinuncia sistematica a opportunità, pensieri catastrofici ricorrenti o sintomi fisici legati all’ansia, un percorso con uno psicoterapeuta specializzato in giovani adulti può essere fondamentale.

Proporre un supporto professionale non significa ammettere un fallimento come padre, ma riconoscere che alcune battaglie richiedono alleati specializzati. E sorprendentemente, spesso i giovani adulti sono sollevati quando qualcuno suggerisce questa possibilità, perché sentono finalmente legittimato il loro disagio.

La strada verso l’autonomia e la fiducia in sé stessi non è mai lineare. Ci saranno passi avanti e improvvise regressioni. Ma il tuo ruolo, papà, non è sparire né sostituirti a lui nelle scelte. È rimanere una presenza stabile che crede nelle sue potenzialità anche quando lui non ci riesce, testimoniando con pazienza che l’incertezza non è un difetto ma una fase naturale della crescita. E che ogni grande decisione nasce proprio lì, nel punto esatto dove la paura incontra il coraggio di provarci comunque.

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