Quando una nonna osserva il proprio nipote navigare nell’incertezza professionale e manifestare scarso interesse per lo studio, è naturale che si attivi un meccanismo di preoccupazione profonda. Questo scenario, sempre più diffuso nella società contemporanea, merita un’analisi che vada oltre i giudizi superficiali e tenga conto delle complessità che caratterizzano la transizione verso l’età adulta nel XXI secolo.
Comprendere il contesto generazionale senza cadere nei confronti
La prima riflessione importante riguarda il cambio epocale del mercato del lavoro e delle aspettative sociali. I giovani adulti di oggi affrontano una realtà professionale radicalmente diversa da quella che hanno conosciuto i loro nonni: contratti precari, sovraqualificazione richiesta per posizioni base, e un bombardamento continuo di possibilità che paradossalmente genera paralisi decisionale.
Secondo il Rapporto Giovani dell’Istituto Toniolo, oltre il 60% dei giovani italiani tra i 18 e i 34 anni riporta livelli elevati di ansia e insicurezza legati alle scelte professionali e al futuro lavorativo, con picchi del 65% tra i 19-24enni per timori su occupazione e indipendenza economica. Non si tratta quindi di pigrigia o mancanza di valori, ma di un disorientamento sistemico che necessita comprensione prima ancora che soluzioni.
Il ruolo unico dei nonni nel supporto motivazionale
I nonni occupano una posizione privilegiata nella costellazione familiare: sufficientemente vicini per essere significativi, ma abbastanza distanti dalle dinamiche genitoriali per offrire una prospettiva meno carica di aspettative immediate. Questa distanza emotiva strategica permette di instaurare conversazioni che con i genitori risulterebbero più conflittuali.
Strategie di comunicazione efficaci
Invece di domande che suonano come interrogatori, risultano più produttive conversazioni narrative dove la nonna condivide anche i propri momenti di incertezza passati. Raccontare come si sono affrontate difficoltà, cambi di direzione o fallimenti umanizza l’esperienza e toglie al nipote la sensazione di essere l’unico sbagliato.
Un approccio potente consiste nell’utilizzare domande aperte orientate alle risorse: cosa ti fa perdere la cognizione del tempo quando lo fai? Se potessi cambiare una cosa del mondo, quale sarebbe? Quali sono le situazioni in cui ti senti più te stesso? Queste domande, mutuate dalla psicologia positiva, spostano l’attenzione dai deficit percepiti alle potenzialità latenti, aiutando il giovane a riconnettersi con motivazioni intrinseche spesso sepolte sotto strati di doveri percepiti.
Quando la demotivazione nasconde altro
È fondamentale che una nonna attenta consideri che dietro la scarsa motivazione potrebbero celarsi problematiche più profonde. Secondo dati ISTAT e rapporti OMS, i disturbi d’ansia e la depressione tra i giovani italiani sono aumentati del 20-30% nell’ultimo decennio, spesso manifestandosi attraverso apatia, ritiro sociale e demotivazione. La Società Italiana di Pediatria conferma un incremento simile in contesti adolescenziali e giovani adulti, con apatia come sintomo comune.
Segnali che dovrebbero allertare includono: isolamento sociale progressivo, cambiamenti drastici nei ritmi sonno-veglia, perdita di interesse anche per attività un tempo piacevoli, verbalizzazioni di inutilità o disperazione. In questi casi, il supporto affettivo va affiancato dal suggerimento delicato di un aiuto professionale specializzato.

Sostenere senza sostituirsi: il confine delicato
Uno degli errori più comuni, mosso dalle migliori intenzioni, è quello di tentare di risolvere il problema al posto del nipote. Che si tratti di cercare opportunità lavorative, suggerire percorsi di studio specifici o fare pressioni sui genitori affinché intervengano, queste azioni rischiano di infantilizzare ulteriormente il giovane adulto, confermandogli indirettamente la sua incapacità di gestire la propria vita.
Il supporto efficace si manifesta invece attraverso una presenza costante ma non invadente, un ascolto attivo senza giudizio immediato, la fiducia espressa nelle capacità del nipote anche quando lui stesso non la possiede, e l’offerta di risorse come informazioni, contatti ed esperienze, senza imposizioni.
Il potere della testimonianza indiretta
Un metodo sottovalutato consiste nel condividere storie di terzi: persone conosciute che hanno trovato la loro strada in modi non convenzionali, che hanno cambiato percorso più volte, o che hanno trasformato passioni apparentemente inutili in professioni gratificanti. Queste narrazioni ampliano l’immaginario del possibile senza la pressione del confronto diretto.
Collaborare con i genitori rispettando i ruoli
La nonna deve navigare con saggezza anche il rapporto con i genitori del nipote. È probabile che anche loro siano preoccupati, forse frustrati, magari in disaccordo tra loro sulle strategie da adottare. Un intervento non coordinato rischia di creare ulteriori tensioni familiari che finirebbero per gravare proprio sul giovane.
La comunicazione con i genitori dovrebbe avvenire in momenti dedicati, lontani dal nipote, con un atteggiamento collaborativo piuttosto che critico. Frasi come “Ho notato che…” funzionano meglio di “Dovreste…”, e offrire la propria disponibilità specifica risulta più costruttivo di critiche generali alla loro gestione.
Tempi lunghi e piccoli passi
Trovare la propria strada professionale è un processo evolutivo, non un evento puntuale. Ricerche longitudinali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore dimostrano che i percorsi di vita dei giovani contemporanei sono caratterizzati da maggiore sperimentazione, cambi di lavoro multipli e tempi più dilatati rispetto alle generazioni precedenti. In media servono 7-8 anni per una stabilizzazione professionale, contro i 3-4 delle coorti nate prima del 1980, ma con esiti di successo finale comparabili o superiori in termini di soddisfazione lavorativa.
Celebrare i piccoli progressi – un corso iniziato, un colloquio sostenuto, una nuova curiosità esplorata – rinforza positivamente il movimento invece di focalizzarsi ossessivamente sulla meta ancora lontana. Questa strategia costruisce gradualmente competenza e autoefficacia.
Il nipote ha la fortuna di avere una nonna che si preoccupa abbastanza da cercare modi efficaci per sostenerlo. Questo legame intergenerazionale, nutrito con pazienza, rispetto e fiducia incondizionata, può diventare una risorsa inestimabile nel suo percorso verso una vita adulta autentica e soddisfacente, anche se diversa da quella immaginata inizialmente.
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