Quando i nipoti crescono e diventano giovani adulti, molti nonni si trovano ad affrontare una fase delicata e poco discussa: quella in cui il proprio ruolo sembra sfumare, perdere definizione. Se durante l’infanzia dei bambini le responsabilità erano chiare – dalle merende dopo scuola alle domeniche insieme – ora che i ragazzi hanno vent’anni o poco più, tutto diventa nebuloso. I nonni si chiedono se possono ancora dare consigli, fino a che punto intervenire economicamente, come comportarsi durante le scelte importanti. E spesso si scontrano con i genitori dei ragazzi, i propri figli, in un intreccio generazionale che crea malintesi profondi.
Il nodo del passaggio generazionale: quando tre generazioni si sovrappongono
La vera complessità nasce dal fatto che i giovani adulti si trovano in una terra di mezzo: non più bambini da accudire, non ancora completamente autonomi. In questa fase, che gli psicologi definiscono età adulta emergente, i ragazzi oscillano tra dipendenza e indipendenza. Ecco che i nonni vorrebbero aiutare economicamente per l’università o il primo appartamento, ma i genitori temono che questo gesto venga interpretato come un’ingerenza o crei squilibri educativi.
Il conflitto non riguarda l’amore – quello è fuori discussione – ma la legittimità dell’intervento. I genitori, ormai cinquantenni o sessantenni, sentono di avere ancora l’ultima parola sui figli, anche se maggiorenni. I nonni, settantenni od ottantenni, hanno l’esperienza e spesso le risorse economiche, e non comprendono perché dovrebbero farsi da parte proprio ora che potrebbero essere davvero utili.
Le zone d’ombra che alimentano le tensioni
Esistono situazioni specifiche che accendono regolarmente micce familiari. In Italia, il supporto economico intergenerazionale è massiccio: 12 milioni di nonni si prendono cura di 7 milioni di bambini e prelevano 3 miliardi e mezzo di euro dalle loro pensioni per le esigenze della famiglia allargata, inclusi i nipoti. Uno studio europeo mostra che l’Italia è il paese dove il 33% dei nonni si prende cura quotidianamente dei nipoti, contro l’1,6% della Danimarca o il 2,9% della Svezia, spesso in contesti di difficoltà economiche. Questo supporto genera inevitabilmente fraintendimenti tra adulti, legati a dinamiche familiari complesse.
Gli eventi familiari come campi di battaglia silenziosi
Matrimoni, lauree, nascite: momenti che dovrebbero unire finiscono per dividere. I nonni si sentono esclusi dalle decisioni organizzative, relegati a ospiti quando vorrebbero essere protagonisti. Frasi come “non mi hanno nemmeno chiesto un parere sulla location” oppure “ho saputo della convivenza di mio nipote dai social” rivelano ferite profonde. I genitori, dal canto loro, difendono il diritto dei figli giovani adulti a scegliere autonomamente, senza l’intera tribù familiare ai tavoli decisionali.
Il confine mobile del consiglio e dell’ingerenza
Quando un nonno suggerisce al nipote venticinquenne di accettare quel lavoro o di lasciare quella relazione, sta offrendo saggezza o interferendo? La risposta cambia radicalmente a seconda di chi risponde. I nonni contemporanei sono più attivi e presenti rispetto al passato, dinamici e al passo con la società , ma proprio questa vitalità può tradursi in un’invadenza percepita se non allineata alle norme educative moderne.
Ridisegnare i confini senza alzare muri
La soluzione non sta nel tagliare fuori i nonni né nel permettere loro di sostituirsi ai genitori. Serve una ridefinizione condivisa dei ruoli, che riconosca la maturità dei giovani adulti come variabile centrale. Una pratica efficace è coinvolgere il giovane adulto nelle conversazioni tra genitori e nonni. Non parlare “di lui” ma “con lui”. Questo ribalta la dinamica: il nipote non è più oggetto di discussione ma soggetto decisionale. Se vuole il contributo dei nonni per l’anticipo dell’affitto, può essere lui a chiederlo direttamente, spiegando le sue ragioni.

I nonni possono rimanere un porto sicuro emotivo senza necessariamente entrare nelle decisioni operative. Ascoltare il nipote che sta valutando un trasferimento all’estero è diverso dall’organizzare colloqui di lavoro al posto suo. Questa distinzione, apparentemente sottile, preserva l’autorevolezza senza sconfinare nell’autorità , che compete ai genitori o, meglio ancora, al diretto interessato. I nonni offrono un contesto meno giudicante rispetto ai genitori, favorendo l’apertura emotiva e il senso di identità nei giovani.
Quando i nonni vogliono contribuire finanziariamente, la trasparenza previene risentimenti. Un dialogo preventivo con i genitori del tipo “vorremmo aiutare Marco con 5.000 euro per la macchina, vi sembra opportuno?” riconosce il loro ruolo senza scavalcarlo. Parallelamente, i genitori dovrebbero riconoscere che i nonni hanno diritto di spendere le proprie risorse per i nipoti, se lo desiderano, senza che questo sia letto come un giudizio sulla loro capacità genitoriale.
Il valore insostituibile della continuità affettiva
Uno studio dell’Università di Oxford, condotto su oltre 1500 bambini nel Regno Unito, ha rilevato che quelli che mantengono rapporti stretti con i nonni mostrano meno difficoltà emotive e comportamentali e maggior benessere psicologico, soprattutto in contesti familiari difficili. La figura dei nonni offre una prospettiva storica che genitori troppo coinvolti emotivamente non sempre riescono a dare.
I nipoti ventenni hanno bisogno di sapere che esistono persone che li hanno amati prima ancora che nascessero, che hanno visto crescere i loro genitori e che possono raccontare la storia familiare con occhi diversi. Questa funzione narrativa e identitaria è preziosa, ma va preservata liberandola dalle pretese di controllo. La frequentazione dei nonni rafforza il senso di identità e sicurezza nei giovani, garantendo la stabilità delle relazioni affettive.
Accettare l’evoluzione dei legami familiari
Le famiglie sono organismi vivi che si trasformano. Pretendere che i ruoli rimangano cristallizzati come quando i nipoti avevano sette anni è irrealistico. I nonni possono diventare mentori, confidenti, radici storiche piuttosto che figure di accudimento diretto. Questo non significa amare meno, ma amare diversamente, evolvendo con le fasi di crescita dei nipoti.
I genitori, a loro volta, devono confrontarsi con l’idea che i loro figli adulti possano cercare – e trovare – nei nonni consigli che non chiederebbero a loro. Questo non è un fallimento educativo ma una ricchezza: significa che il giovane ha una rete affettiva articolata e sicura.
Le tensioni tra nonni e genitori sui nipoti adulti nascono spesso dalla paura: paura di perdere rilevanza, di essere dimenticati, di non aver fatto abbastanza. Ma se tutte e tre le generazioni si concentrano meno sui confini di territorio e più sulla qualità delle connessioni, scopriranno che c’è spazio per tutti. Non si tratta di stabilire chi ha ragione, ma di costruire insieme un nuovo equilibrio che rispetti l’autonomia crescente dei giovani senza disperdere la ricchezza dei legami intergenerazionali che, nei momenti cruciali della vita, fanno davvero la differenza.
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