Quando la nonna apre la porta di casa, i bambini sanno già cosa li aspetta: quel dolce appena sfornato prima di pranzo, il permesso di guardare i cartoni fino a tardi, la promessa mantenuta di comprare quel giocattolo che mamma e papà avevano detto di no. È una scena che si ripete in molte famiglie italiane, dove l’amore incondizionato dei nonni può trasformarsi, spesso inconsapevolmente, in una difficoltà educativa che mette a dura prova l’equilibrio familiare.
Quando l’amore diventa permissivismo
Il legame tra nonni e nipoti rappresenta una delle relazioni più preziose nell’arco della vita, ma può trasformarsi in terreno fertile per incomprensioni quando mancano confini chiari. La nonna che cede sistematicamente alle richieste dei bambini non agisce per malizia, ma spesso per un mix di motivazioni profonde: il desiderio di essere amata, la paura di deludere, il tentativo di compensare una propria rigidità educativa passata.
Questa dinamica crea però una frattura nella coerenza educativa. I bambini, straordinariamente abili nel cogliere le differenze tra gli adulti di riferimento, imparano rapidamente dove possono spingere i propri confini. Il risultato è una triangolazione che può indebolire l’autorevolezza genitoriale e confondere i piccoli sui limiti realmente validi.
Le conseguenze nascoste di un “sì” di troppo
Dietro ogni concessione apparentemente innocua si nascondono implicazioni più profonde di quanto sembri. I bambini che crescono senza limiti coerenti possono sviluppare difficoltà nel riconoscere l’autorità, nel gestire la frustrazione e nel comprendere che non tutti i desideri possono essere immediatamente soddisfatti. La ricerca in psicologia dello sviluppo mostra che stili educativi altamente permissivi, con pochi limiti e bassa richiesta di autocontrollo, sono associati a maggior impulsività, minore autoregolazione e maggior rischio di problemi comportamentali.
L’assenza di confini chiari genera insicurezza, non libertà. I segnali che qualcosa non funziona sono evidenti: i bambini mostrano comportamenti diversi con la nonna rispetto ai genitori, aumentano i capricci al rientro a casa dopo una giornata con i nonni, i piccoli utilizzano frasi come “ma la nonna mi lascia fare” per negoziare, si creano tensioni palesi tra adulti davanti ai bambini, la nonna si sente in colpa quando deve dire di no anche su questioni minime.
Perché è così difficile dire di no per i nonni
Comprendere le radici emotive di questa difficoltà è fondamentale per trovare soluzioni. Molte nonne vivono il ruolo con una leggerezza che non hanno sperimentato come madri: finalmente possono godere dei bambini senza le pressioni quotidiane della responsabilità genitoriale completa. Questo porta a pensare che il loro compito sia viziare i nipoti, come se l’amore si misurasse in concessioni.
Esiste poi una componente generazionale significativa. Le nonne di oggi, spesso tra i 55 e i 75 anni, appartengono a una cultura che vedeva il ruolo dei nonni come dispensatori di privilegi speciali. Ma la società è cambiata: molti nonni oggi non sono figure occasionali, ma caregiver quotidiani che trascorrono con i nipoti intere giornate, assumendo responsabilità educative concrete. In Italia, i dati ISTAT indicano che una quota consistente di nonni si occupa regolarmente dei nipoti, specialmente nelle famiglie con genitori occupati.
Costruire ponti invece che muri
La soluzione non sta nel ridurre il tempo trascorso insieme o nel limitare drasticamente il ruolo della nonna, ma nel creare un’alleanza educativa basata sul rispetto reciproco. I genitori devono riconoscere che il rapporto nonni-nipoti ha una sua specificità preziosa, mentre i nonni devono comprendere che coerenza non significa freddezza.

Creare insieme poche regole fondamentali
Non serve un manuale di 50 pagine, bastano 4-5 principi irrinunciabili su cui tutti concordano: orari del sonno, limiti sugli schermi, regole alimentari di base, modalità di gestione dei capricci. L’importanza di poche regole chiare e condivise come fattore protettivo per lo sviluppo è ben documentata negli studi sulle pratiche genitoriali efficaci. Tutto il resto può mantenere quella flessibilità che rende speciale il tempo con i nonni.
Distinguere il viziare dal rovinare
Un gelato extra o un piccolo regalo occasionale non compromettono l’educazione di nessuno. Il problema emerge quando ogni richiesta viene sistematicamente esaudita, eliminando qualsiasi forma di attesa o frustrazione. La differenza sta nella frequenza e nella consapevolezza. Le ricerche indicano che è la ripetitività e la mancanza sistematica di limiti a essere associata a esiti peggiori.
Valorizzare il contributo emotivo specifico dei nonni
Invece di replicare lo stile genitoriale, i nonni possono offrire qualcosa di unico: tempo lento, ascolto profondo, trasmissione di storie familiari, attività manuali. Questo tipo di ricchezza relazionale non ha bisogno di concessioni materiali per essere significativa. Gli studi sul coinvolgimento dei nonni evidenziano come la loro presenza possa favorire il senso di continuità familiare, l’identità e il supporto emotivo nei bambini.
Il dialogo che cambia tutto
Affrontare il tema richiede delicatezza ma anche chiarezza. I genitori devono trovare il modo di esprimere le proprie preoccupazioni senza accusare o sminuire il ruolo della nonna. Formulazioni che enfatizzano il bisogno di collaborazione, come “abbiamo bisogno del tuo aiuto per insegnare a Marco che…”, risultano più efficaci delle accuse dirette.
La nonna, dal canto suo, può lavorare sulla propria capacità di tollerare il disagio emotivo temporaneo del nipote deluso. Un bambino che piange perché non ottiene un biscotto prima di cena non smetterà di volerle bene. Imparerà che l’amore autentico include anche la capacità di porre limiti per il suo bene. Gli studi sulla regolazione emotiva mostrano che la capacità degli adulti di sostenere le emozioni negative dei bambini, senza eliminarle con concessioni immediate, favorisce lo sviluppo di autocontrollo e resilienza.
Quando serve un aiuto esterno
Se la situazione genera conflitti ricorrenti che minacciano la serenità familiare, può essere utile coinvolgere un mediatore familiare o uno psicologo dell’età evolutiva. Questi professionisti aiutano a tradurre bisogni e timori in strategie concrete, creando uno spazio neutro dove ciascuno può esprimersi senza sentirsi giudicato.
L’obiettivo finale rimane sempre lo stesso: permettere ai bambini di crescere in un ambiente coerente ma amorevole, dove possano godere della ricchezza di relazioni diverse senza sentirsi strumentalizzati nelle dinamiche tra adulti. Gli studi sul benessere infantile mostrano che la combinazione di calore affettivo e limiti chiari è uno dei fattori più protettivi per lo sviluppo socio-emotivo.
Quando nonne e genitori riescono a parlarsi con onestà e rispetto, i veri vincitori sono proprio i più piccoli, che imparano una lezione preziosa: l’amore sa essere fermo quando serve, e proprio per questo diventa ancora più autentico.
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