Supermercato e frutta sciroppata: smetti di leggere le etichette in questo modo o continuerai a sbagliare

Quando acquistiamo frutta confezionata al supermercato, ci aspettiamo trasparenza e informazioni chiare che ci aiutino a fare scelte consapevoli. Numerose indagini sulle etichette nutrizionali mostrano però che la comprensione delle porzioni dichiarate e dei valori riportati è spesso limitata tra i consumatori, con il rischio di sottostimare calorie e zuccheri effettivamente assunti.

Il problema delle porzioni ridotte

Prendiamo una tipica confezione di pesche da 400-500 grammi nella corsia delle conserve o tra i prodotti refrigerati. In molti casi, l’etichetta nutrizionale riporta valori riferiti a porzioni da 80-100 grammi, oltre ai valori obbligatori per 100 grammi. Questo è consentito dalla normativa europea, che permette l’indicazione volontaria per “porzione” definita dal produttore.

In pratica, una porzione di 80 grammi corrisponde all’incirca a mezza pesca di medie dimensioni o a pochi cucchiai di prodotto, mentre il consumo reale tende spesso a coprire gran parte o l’intera confezione, moltiplicando di 2-3 volte calorie e zuccheri indicati per porzione. L’Osservatorio nutrizione del CREA ha documentato come i consumi medi di frutta trasformata superino sistematicamente le porzioni dichiarate.

Perché questa pratica può essere fuorviante

La scelta di porzioni molto piccole contribuisce a presentare il prodotto come più “leggero” dal punto di vista calorico e zuccherino, pur rispettando formalmente la legge. Studi sul comportamento del consumatore mostrano che molte persone leggono rapidamente il valore “per porzione” senza verificare né la dimensione reale né i valori per 100 grammi, sottostimando così l’apporto energetico complessivo.

Questo è particolarmente delicato per chi deve controllare l’introito di zuccheri e calorie per motivi di salute. La presentazione “alleggerita” dei valori per porzioni ridotte può risultare insidiosa per diverse categorie:

  • Persone con diabete o prediabete, che devono monitorare precisamente carboidrati e zuccheri semplici secondo le indicazioni dell’American Diabetes Association
  • Genitori che cercano merende per i bambini, in un contesto in cui l’eccesso di zuccheri aggiunti è associato a maggiore rischio di sovrappeso infantile secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità
  • Persone a dieta o con obesità, per le quali il conteggio accurato delle calorie è fondamentale
  • Anziani con patologie metaboliche che richiedono particolare attenzione all’alimentazione

La normativa europea e i suoi limiti

La regolamentazione europea impone che le informazioni nutrizionali siano espresse obbligatoriamente per 100 grammi o 100 millilitri, proprio per consentire un confronto oggettivo tra prodotti. La stessa norma consente, in modo facoltativo, l’indicazione dei valori “per porzione” o “per unità di consumo”, purché la porzione sia chiaramente definita dal produttore.

Il problema è che non esistono criteri vincolanti e uniformi per cosa debba intendersi come porzione realistica per ogni categoria di alimento. Diversi autori hanno evidenziato che questa libertà lascia spazio a porzioni “strategiche”, scelte soprattutto per fini di marketing piuttosto che per rappresentare il consumo medio reale. La legge viene rispettata formalmente, ma lo spirito di trasparenza che dovrebbe guidare l’etichettatura viene tradito.

Come leggere correttamente le etichette

Per orientarsi meglio, le principali linee guida di educazione alimentare raccomandano di concentrarsi prima di tutto sui valori per 100 grammi, che sono standardizzati e confrontabili tra prodotti. Quando vi trovate davanti allo scaffale delle pesche confezionate, ignorate i valori nutrizionali riferiti alla porzione suggerita e valutate la quantità che consumerete davvero, moltiplicando mentalmente i valori per 100 grammi in base alla porzione effettiva.

Un altro aspetto importante è la presenza di sciroppi o liquidi di governo zuccherati. La frutta sciroppata in sciroppo pesante o leggero ha contenuti di zuccheri liberi nettamente superiori rispetto alla frutta fresca, come documentato in analisi nutrizionali comparative. Una pesca fresca di medie dimensioni pesa in genere 130-180 grammi ed è composta per la maggior parte da acqua, con circa 8-10 grammi di zuccheri per 100 grammi. Le versioni in sciroppo possono arrivare a contenuti di zuccheri per 100 grammi significativamente più elevati.

Verificare sempre gli ingredienti

Anche diciture come “al naturale” o “leggermente zuccherato” devono essere verificate leggendo la lista ingredienti e la tabella nutrizionale, per individuare zuccheri aggiunti e il loro quantitativo per 100 grammi. Molte confezioni contengono frutta immersa in soluzioni dolcificanti che aumentano esponenzialmente il contenuto di zuccheri semplici rispetto alla frutta fresca.

Un esercizio di confronto illuminante

Fate questo semplice esercizio la prossima volta che andate a fare la spesa: confrontate i valori nutrizionali di pesche in scatola in sciroppo, pesche in vaschetta in succo o “al naturale” e pesche fresche. Pesate mentalmente una pesca fresca di dimensioni medie e calcolate quanti grammi di prodotto confezionato consumereste normalmente.

Scoprirete che il consumo di un intero contenitore può tradursi in un apporto di zuccheri liberi decisamente superiore rispetto all’equivalente in frutta fresca. Questo metodo di confronto non vale solo per le pesche: la stessa logica delle porzioni ridotte è stata documentata per diversi prodotti come cereali per la colazione, snack dolci, yogurt aromatizzati e piatti pronti, dove la porzione indicata in etichetta è spesso inferiore alla quantità mediamente consumata in una singola occasione.

Verso scelte alimentari più consapevoli

Non è necessario demonizzare le pesche confezionate: la frutta in scatola o in vaschetta può contribuire all’apporto di frutta totale, soprattutto quando la frutta fresca non è disponibile, purché si scelgano preferibilmente versioni senza zuccheri aggiunti e si tenga conto delle porzioni reali.

Tuttavia, molte revisioni indicano che la frutta fresca tende a preservare meglio il contenuto di alcune vitamine termolabili e di alcuni fitocomposti rispetto a prodotti sottoposti a trattamenti termici prolungati, pur con differenze variabili secondo specie e processi di conservazione. Le linee guida nutrizionali nazionali del CREA consigliano di privilegiare la frutta fresca di stagione come opzione di base, integrando eventualmente prodotti confezionati ben scelti.

La tutela del consumatore parte dalla conoscenza: sviluppare un occhio critico che vada oltre le informazioni di facciata significa imparare a decifrare le etichette con attenzione e realismo. Solo chi sa leggere oltre le apparenze può fare scelte alimentari davvero consapevoli e proteggere la propria salute dalle strategie di marketing che giocano sull’ambiguità delle porzioni dichiarate.

Quante pesche in scatola mangi quando apri una confezione?
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