Tuo nipote adolescente si comporta diversamente quando torna dai genitori? La scienza spiega perché non è un bene

Quando i nonni aprono la porta di casa agli adolescenti, spesso si apre anche uno spazio di libertà che i ragazzi non trovano altrove. Quello che dovrebbe essere un rifugio affettivo complementare all’educazione genitoriale rischia però di trasformarsi in un campo di battaglia silenziosa, dove regole diverse convivono sotto lo stesso tetto familiare. Non parliamo di sporadiche concessioni o del classico gelato prima di cena, ma di una permissività stabile che può indebolire il progetto educativo costruito dai genitori con fatica e coerenza.

Il triangolo educativo che non regge

La dinamica è più comune di quanto si pensi: i genitori stabiliscono orari per il rientro serale, limiti sull’uso degli schermi, regole sui compiti scolastici. Poi il ragazzo trascorre il weekend dai nonni e improvvisamente quelle stesse regole evaporano. L’adolescente scopre che può rimanere sveglio fino a tardi, che nessuno controlla quanto tempo passa sui social, che può uscire con una vaghezza totale sui programmi della serata.

Le ricerche sul ruolo dei nonni nelle famiglie italiane evidenziano come nelle famiglie multigenerazionali siano frequenti divergenze tra stili educativi di genitori e nonni, con possibili effetti sul clima familiare e sul benessere dei minori. Gli studi sulla genitorialità mostrano che coerenza e chiarezza delle regole tra le figure di riferimento sono fattori protettivi per lo sviluppo socio-emotivo degli adolescenti.

Il problema non risiede nell’affetto che i nonni riversano sui nipoti, ma nella mancanza di allineamento educativo che può generare nei ragazzi una confusione normativa profonda. L’adolescente si trova a navigare tra due sistemi di valori contraddittori, senza una bussola chiara per orientarsi.

Perché i nonni tendono alla permissività

Dietro questa apertura spesso ampia si nascondono motivazioni psicologiche complesse. I nonni vivono una fase esistenziale differente: hanno superato la pressione della responsabilità educativa primaria e desiderano godere del rapporto con i nipoti senza le fatiche disciplinari. Studi qualitativi sul ruolo dei nonni mostrano che molti riferiscono il desiderio di godersi la relazione più di quanto abbiano potuto fare con i figli, sentendosi meno centrali sul versante normativo.

Alcune ricerche rilevano anche la tendenza di alcuni nonni a riparare quelli che percepiscono come errori educativi commessi con i figli, adottando con i nipoti uno stile più affettivo e indulgente. È un meccanismo psicologico comprensibile: vogliono offrire ai nipoti quella dolcezza che forse non hanno espresso abbastanza in passato.

Esiste poi una componente generazionale: i nonni di oggi sono cresciuti in contesti sociali e di rischio molto diversi, soprattutto rispetto a internet, social media e percezione della sicurezza urbana. Le indagini italiane mostrano come le preoccupazioni legate all’uso delle tecnologie e alla sicurezza fuori casa siano significativamente più elevate tra i genitori di adolescenti rispetto ai nonni, che tendono a sottostimare i rischi online. Quello che per loro appare normale autonomia, per i genitori contemporanei rappresenta un rischio calcolato da gestire gradualmente.

Le conseguenze nascoste sui ragazzi

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, gli adolescenti non traggono beneficio da questa anarchia normativa. La ricerca sui messaggi educativi contraddittori e sulla coerenza tra figure adulte segnala che la disomogeneità marcata tra stili educativi è associata a maggiore difficoltà nello sviluppo dell’autoregolazione emotiva, tendenza a mettere in competizione le figure adulte e confusione rispetto ai confini comportamentali accettabili. Si aggiungono la riduzione del rispetto verso l’autorità genitoriale quando altre figure adulte smentiscono regole e limiti in modo sistematico e l’incremento dei conflitti familiari percepiti.

L’adolescente ha bisogno di coerenza educativa per costruire la propria identità. La teoria dello sviluppo psicosociale e gli studi sui contesti educativi coerenti indicano che regole stabili e prevedibili facilitano l’interiorizzazione di valori e l’autoregolazione. Quando le regole cambiano radicalmente a seconda del contesto, il ragazzo non impara a interiorizzare valori stabili, ma sviluppa piuttosto un opportunismo situazionale: si comporta in base a ciò che gli conviene in quel luogo piuttosto che secondo un’adesione interna ai valori condivisi.

Strategie di dialogo intergenerazionale

Affrontare questa situazione richiede delicatezza e strategia. Gli studi di mediazione familiare suggeriscono che il conflitto intergenerazionale si riduce quando le comunicazioni sono pianificate, chiare e rispettose dei ruoli. I genitori possono aprire un canale comunicativo con i nonni che non suoni come un attacco al loro ruolo o al loro affetto, ma come condivisione di responsabilità verso il benessere dei ragazzi.

È utile organizzare un incontro strutturato dove esporre con calma le proprie preoccupazioni educative, spiegando non solo le regole, ma soprattutto il perché di quelle regole. La ricerca mostra che quando gli adulti condividono il senso delle norme, i ragazzi ne traggono maggiore beneficio rispetto alla mera imposizione. I nonni devono comprendere il progetto educativo complessivo, non solo i divieti isolati.

Un approccio efficace consiste nel valorizzare il contributo unico che i nonni possono offrire: la trasmissione di storie familiari, di competenze pratiche, di una prospettiva temporale più ampia sulla vita. Ricerche italiane e internazionali evidenziano che il coinvolgimento positivo dei nonni è associato a maggior benessere emotivo e supporto percepito nei nipoti, quando non entra in rotta di collisione con l’autorità genitoriale. Questo ruolo insostituibile non richiede la demolizione delle regole genitoriali per essere significativo.

Costruire ponti senza demolire confini

La soluzione non passa dall’isolamento dei nonni dalla vita dei nipoti adolescenti. Sarebbe una perdita enorme per tutti. Una vasta letteratura conferma che relazioni positive con i nonni sono un fattore di protezione sul piano affettivo e sociale. Serve invece costruire quella che potremmo definire flessibilità condivisa: alcune piccole concessioni possono esistere a casa dei nonni, purché siano esplicite, concordate e non contraddicano i valori fondamentali della famiglia.

A casa dei nonni le regole dovrebbero essere?
Identiche a quelle dei genitori
Leggermente più flessibili
Molto più permissive
Decise dai nonni stessi
Negoziate tutti insieme

Ad esempio, un orario serale leggermente più elastico nel weekend può essere accettabile, ma non l’assenza totale di orari. Un dolce in più è tollerabile, ma non l’eliminazione di qualsiasi regola alimentare. La chiave risiede nella comunicazione trasparente tra tutte le parti: gli studi sulla negoziazione familiare indicano che accordi esplicitati riducono malintesi e conflitti rispetto a regole implicite o date per scontate.

I ragazzi stessi, coinvolti in questa conversazione familiare in modo adeguato all’età, apprendono una competenza cruciale: che i conflitti si possono gestire attraverso il dialogo, che le relazioni richiedono compromessi e che l’amore non coincide con l’assenza di regole. La ricerca sulla partecipazione degli adolescenti alle decisioni familiari mostra che questo coinvolgimento, quando guidato, è associato a maggiore senso di autoefficacia e migliori competenze sociali in età adulta. Questa consapevolezza li accompagnerà ben oltre l’adolescenza, trasformando una potenziale frattura familiare in un’occasione di crescita collettiva supportata da relazioni intergenerazionali più consapevoli e coordinate.

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